dicembre 1, 2012

(An English version of this article is here.)

Nel 2009, come accennavo dal primo post di “un po’ di tempo fa”, ho trascorso una primavera in Lituania. Me ne sono innamorata, e vi racconto finalmente perché.

Tre anni fa ho avuto la fortuna di essere selezionata all’interno del programma europeo Marco Polo [1] per uno stage come traduttrice presso Via Hansa Vilnius UAB [2], un importante tour operator. Per la mia prima vera esperienza europea sono andata incontro ad un mondo di cui onestamente non sapevo quasi nulla. Sono partita perciò con due grosse valigie e un’infarinatura molto superficiale di lingua e cultura lituana, assieme ad una quindicina di coetanei, alla volta di Vilnius, che quell’anno era “Capitale della Cultura Europea” [3]: coincidenza che si è dimostrata davvero fortunata e gradita.

I primi giorni sono stati spiazzanti, per lo più per via del clima rigido e della cucina nordica, ma dopo le cose sono migliorate, soprattutto – secondo me – grazie alle dritte forniteci sia dalle tutor di Mec Baltic [4], dove frequentavamo un corso di lituano base, sia dagli altri autoctoni di cui facevamo la conoscenza, nel mio caso le ragazze di Via Hansa.
Poter alloggiare in un appartamento in pieno centro storico, vicino al Vilniaus rotušė, offriva il vantaggio di poter raggiungere facilmente qualunque destinazione, oltre che di poter vivere in un contesto da sogno per qualsiasi appassionato d’arte.
Cosa possono fare di bello dei ragazzi nella capitale lituana? Beh, a noi piaceva radunarci il tardo pomeriggio in qualche parco per fare quattro chiacchiere e guardare il tramonto, oppure frequentare la sera i più noti locali del centro, quelli che attirano di più giovani, universitari e studenti Erasmus.
Io però nel tempo libero a mia disposizione ho fatto molto, molto di più:
ho girato, rigorosamente a piedi, praticamente tutto il centro storico, e parte della periferia più moderna, fino a memorizzare luoghi e strade, tenendo una mappa in borsa dal primo all’ultimo giorno;
ho fotografato giorno dopo giorno quello che mi colpiva di più, un’abitudine che qui non ho, e ho collezionato gli scatti cui sono più affezionata su questo account Flickr [5];
ho visitato chiese, monumenti, cimiteri, parchi e tutto quello che mi sembrava più interessante dopo averli trovati su Vilnius In Your Pocket [6], la mia lettura di riferimento sin da giorno 1;
ho viaggiato per il paese, e anche oltre – visto che mi sono spinta fino a Riga – per scoprire i vari volti della “terra della pioggia”: Nida, Klaipeda, Palanga, Trakai, Kernavė, Purnuškės…

L’impressione che ho avuto in quei mesi era di stare in un paesone: magari non conoscevo i vicini, ma la vita sembrava più semplice, priva di stress, giravo a piedi, mi sentivo tranquilla anche alla sera tardi da sola, facevo la spesa nei negozi intorno casa, partecipavo agli eventi in programma per Vilnius ’09, compresa la bellissima “Tebūnie Naktis”. A volte avevo pensavo che tra le vecchine che vendevano fiori per strada avrei potuto trovarci mia nonna…
Ho scelto di andare a mangiare di tanto in tanto alla mensa universitaria vicino Šv. Onos bažnyčia, per avere la possibilità di assaggiare piatti che più di altri si avvicinassero alla cucina casalinga lituana (più della Šaltibarščiai o delle cepelinai, oggi mi mancano sapori come quelli di grietinė, varškė, kibinai), e sono orgogliosa di averlo fatto.
Sono felice di aver esplorato tanto per conto mio e di essermi ritagliata del tempo per fare cose come leggere un libro seduta sulla sponda del fiume Vilnelė o godermi un dolce nell’atmosfera rilassata di un Double Coffee.
Non posso non avere un ricordo molto bello della mia permanenza e non sentire spesso il desiderio di tornarvi. So che per molti dei miei colleghi non è stato lo stesso, mentre altri… ci sono ritornati: le ragazze lituane sono delle conquistatrici!

La mia impressione è che quello lituano sia un popolo “giovane” ma terribilmente consapevole, e quindi fiero, della propria storia e della propria indipendenza.
Al contrario di quanto avviene altrove in questi anni, i ragazzi a Vilnius trovano presto un impiego, mettono su famiglia quando sono molto giovani, lasciano molta più libertà ai piccoli di muoversi, giocare e perfino di dar retta agli sconosciuti!, e comunque i bimbi sembrano molto più educati che in Italia, e in genere le persone appaiono più rilassate.
Anche i giovani mi sono sembrati consci di quello che è costata la libertà, e certo non desiderosi di sciupare la possibilità di vivere in un paese che si è dato da poco le proprie leggi per guardare avanti, ma con un occhio davvero attento alle tradizioni e al passato.
Mi è parso di poter respirare l’attaccamento al proprio stato, alla propria bandiera, agli eventi storici che lì tutti conoscono, bambini compresi, ma sempre in un’ottica di europeismo moderno, di città in cui convivono catapecchie e grattacieli, di nazione che cerca di investire nel turismo, l’incontro con l’altro per eccellenza.

Rispetto ad altre metropoli europee, ho colto alcune peculiarità, alcune strambe, altre meno.
Per esempio, è strano per me realizzare che nella capitale il taxi sia un mezzo di trasporto così alla portata di tutti, e che anzi costi ancor meno se prenotato telefonicamente; che una SIM per il telefonino con tanto di traffico incluso abbia un prezzo così ridicolo; che si possa assistere alla prima di un balletto nel più importante teatro cittadino sborsando una cifra con cui nel mio paese si può acquistare, per esempio, un settimanale femminile. In più nei negozi ho notato spesso che non ci sono le mega confezioni famiglia “all’americana”, tanto diffuse anche in Italia, e che si cerca di evitare gli sprechi, ad esempio con boccioni al posto delle bottiglie d’acqua, e poco assortimento di stoviglie e fazzoletti usa e getta. I tovaglioli non abbondano nemmeno nei ristoranti!
Mi è sempre parso curioso che praticamente ogni città abbia la propria birra, o che qualcuno possa anche solo pensare che sia normale mettere l’aglio nel sugo della pizza…
Può essere spiazzante avvertire una minore presenza di stranieri, e realizzare che i mendicanti, che può capitare di incontrare, sono anziani del posto, oppure ragazzi, forse tossicodipendenti.
Ancora oggi non capisco come in una casa possano mancare tende e persiane in camera da letto, quando d’estate possono esserci fino a 23 ore di luce.
E’ notevole che dei gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del paese come per lo “Skamba skamba kankliai” abbiano forse più voglia di assistere alle esibizioni degli altri, anche se le canzoni sono in dialetti così diversi da essere incomprensibili, che di esibirsi essi stessi, a testimonianza del sentimento di unità che pervade il popolo.
Ho trovato vergognoso che si possa organizzare un programma così imponente, coinvolgente e ricco di appuntamenti come quello di Vilnius ’09 e poi comportarsi come se non fosse mai esistito, cancellandone le tracce sul web e, di conseguenza, la memoria.

Era sempre sorprendente ammirare il tramonto e, mentre pensavi che non potesse essercene uno più bello, veder comparire in cielo prima una mongolfiera, poi un’altra, poi un’altra, così vicine da poterle quasi toccare, a rendere il paesaggio quasi irreale.

[1] http://ec.europa.eu/education/lifelong-learning-programme/ldv_en.htm
[2] http://www.viahansa.com/index.php?m1=9&lang=2&ava=1
[3] http://ec.europa.eu/culture/our-programmes-and-actions/doc2485_en.htm
[4] http://www.mecbaltic.com/index.php
[5] http://www.flickr.com/photos/39635483@N06/
[6] http://www.inyourpocket.com/lithuania/vilnius

My Vilnius

ottobre 9, 2011

Meglio tardi che mai. Dopo oltre due anni dalla mia partenza per un progetto Leonardo-Marco Polo a Vilnius, ho deciso che scrivere questa sorta di guida è l’unico modo per liberarmi da un fantasma ingombrante: quello del fascino sottile e difficilmente riconoscibile della città, dei suoi abitanti e forse di un’intera nazione, cui non riesco a smettere di pensare con affetto e molta, molta nostalgia.

Lo dico da subito: Vilnius non è probabilmente paragonabile ad alcun’altra capitale europea in termini di appeal. A dirla tutta, non sembra nemmeno una capitale, nonostante il mezzo milione e più di abitanti. Ragion per cui visitarla fa al caso vostro solo se amate:
*il barocco;
*i centri storici medievali;
*i patrimoni dell’UNESCO;
*le città che sembrano più che altro dei paesoni, o le sterminate periferie urbane che ancora ricordano il regime sovietico;
*i luoghi da scoprire e vivere a piedi o al massimo con i mezzi pubblici;
*posti in cui la vita ha ancora un costo ragionevole, e divertirsi ancor di più.

La mia personale scoperta della città è stata guidata principalmente, oltre che dai consigli dei residenti, da Vilnius In My Pocket (da qui in poi VIMP), una guida quadrimestrale scaricabile liberamente o acquistabile a 6Lt in città e che soddisfa pressoché ogni curiosità e necessità turistica, ma bisogna riconoscere che anche gli uffici di relazione con il pubblico funzionano benissimo; in quello situato a piazza Didzioji si possono ottenere mappe ed il calendario degli eventi appena programmati e previsti a breve. Tenete presente che tutto ciò che scriverò è influenzato dalla mia permanenza nella capitale per 3 mesi, da aprile a giugno 2009, mentre Vilnius era Capitale Europea della Cultura; non so quanto le cose siano cambiate nel frattempo.

Visto che la valuta è stata già nominata, chiariamo: la Lituania non è ancora in zona Euro, per sua fortuna, e perciò si usa la Lita. 1€ equivale in questo momento a 3,45Lt.

Cercherò di seguire l’impostazione della guida di cui sopra per darvi consigli e indicazioni in modo organizzato.

Info basiche: se arrivate dall’Italia sarà il piccolo aeroporto di Vilnius ad accogliervi. Io ho viaggiato con Czech Airlines, il sito dell’aeroporto indica in questo momento come operativo anche un charter diretto da Bergamo di Small Planet Airlines, ma altre compagnie garantiscono il collegamento dall’Italia (con e senza scalo, Ryanair, AirBaltic…). Non è necessario cambiare i soldi appena arrivati, se non per avere le poche litas necessarie per prendere bus, treno o taxi per arrivare in centro.
I trasporti pubblici hanno un prezzo ridicolo, e i taxi non sono affatto sanguisughe, ma per risparmiare ulteriormente occorre chiamare. Al contrario di quanto avviene da noi, infatti, prenotare garantisce sempre un prezzo migliore rispetto al fermarli per strada. Ci sono inoltre due tipi di autobus: quelli moderni e decenti, e quelli che paiono risalire all’inizio della guerra fredda. In ogni caso il prezzo a bordo è di 2,50Lt, una bazzecola. Alcune zone sono collegate anche tramite filobus. Esistono inoltre dei minibus di compagnie private, anche questi percorrono le zone più importanti ma sono più veloci e si fermano dove volete.

Lingua: il lituano è una lingua baltica, molto simile al lettone. Se non avete intenzione di impararla assicuratevi almeno di conoscere l’inglese, per la vostra sopravvivenza. E’ vero che in molti, soprattutto i giovani, lo parlano, ma non è detto che troviate un cameriere o una commessa in grado di capirvi. Per fortuna però i menu sono generalmente illustrati e/o bilingue e i prodotti al supermercato per la maggior parte sono descritti anche in lingue diverse. Si possono trovare tracce di russo e/o tedesco.

Alcol: ai lituani, sorpresa sorpresa, piace bere. Non solo una quantità infinita di birre prodotte in tutto il Paese (tra cui la mia preferita, la Svyturys Baltijos), ma anche vodka. Prezzi ridicoli persino nei pub e nei ristoranti, dove pagherete di più per acqua e bibite analcoliche. Il vino al contrario, non essendo un prodotto locale, è difficile da trovare a cifre ragionevoli, e comunque chi cerca la qualità potrà avere forse fortuna nei wine bar,  ma non nei supermarket. I negozi comunque non vendono alcolici dalle 22 alle 8 nemmeno ai maggiorenni.

Clima: fa _freddo_. Anche tanto. Prima di Pasqua è dura, ma giugno, anche se piovoso, comincia a ricordare i tepori meridionali, e verso fine mese sembra che il buio non debba calare mai. La Lituania, Lietuva, è il “paese della lietus” (pioggia). Pertanto gli ombrellini tascabili non possono mai mancare quando si esce, perlomeno, così come un impermeabile di quelli pieghevoli in cellophane. Potreste scoprire che le vostre finestre non hanno persiane o battenti, ma tendine scorrevoli nella migliore delle ipotesi.

Sicurezza: io ho abitato nel centro storico e giravo da sola anche di notte, mai avuto problemi o sospettato qualcosa di strano. L’idea è di un posto davvero tranquillo. Al di là delle precauzioni ovvie e delle disavventure che possono capitare ovunque, l’unica seccatura frequente nella città vecchia è rappresentata da alcuni finti mendicanti che mirano ai turisti, più probabilmente tossicodipendenti, dal ragazzo che piange e zoppica dicendo di doversi curare per non si capisce quale malattia, alla ragazza in ghingheri cui mancherebbero i soldi per il taxi o per telefonare. I locali diffidano anche dagli anziani che chiedono l’elemosina. In ogni caso si tratta di autoctoni; da questo punto di vista niente a che vedere con il nostro immaginario comune relativo alla criminalità. Comunque può essere utile segnarsi numeri e indirizzo della nostra ambasciata a Vilnius, tenere gli occhi aperti e mettere in atto le banali precauzioni valide ad ogni latitudine.

Denaro: ci sono un sacco di uffici in città per il cambio (io andavo spesso in quello a Didzioji), e quando sono chiusi ci sono gli ATM. Occhio ad un particolare: le litas non sono accettate (e apparentemente impossibili da cambiare) fuori dalla Lituania, quindi ricordatevene prima di tornare a casa o di andare a visitare un Paese vicino, e se avete molte monete abbiate la furbizia di cambiarle in banconota prima di presentarvi al banco perché una volta a casa serviranno solo come souvenir o regalo ai collezionisti. Le carte di credito sono generalmente accettate negli esercizi commerciali più grandi o comunque rivolti anche a clientela straniera (anche se nei supermercati la mia PostePay andava strisciata un po’ di volte per convincere il lettore a prenderla); non garantisco per gli uffici, ad es. quelli postali, se non i principali. Ovviamente più si va in periferia/paesini, più bisogna ricorrere agli spicci. Un trucco: molte tariffe e ingressi, ad es. quelli ai musei, sono ridotti o gratuiti per gli studenti. Se avete un tesserino dell’Università o documenti simili non dimenticate di esibirli. Con la scusa di essere una ragazza straniera ho strappato più di uno sconto, e spesso senza neppure chiederlo.

Comunicare: assicuratevi di comprare una scheda per telefono mobile, in quanto costa pochissime litas e ne contiene comunque almeno altrettante di traffico. Fortemente raccomandata per chiamate locali e verso altri mobili in Lituania, ma potrebbe essere anche più economica per chiamare l’Italia rispetto alle nostre schede e/o carte prepagate internazionali. Altra soluzione, comprare traffico Skype. Come da noi ci si può dotare di chiavetta (prezzi per chiavetta e traffico simili a quelli italiani), comunque dovrebbe essere possibile anche trovare wi-fi libere, specialmente in alcuni locali e alberghi.

Cibo: non morirete di fame. Personalmente ho apprezzato tantissimo la cucina lituana, di cui potete farvi un’idea dalla voce relativa sulla Wikipedia in inglese, dai piatti a base di patate (principalmente le cepelinai) a quelli con la cagliata (varškė) e perfino la barbabietola (šaltibarščiai). Pertanto non ho mai sentito l’esigenza di cercare ristoranti italiani, ma se non potete farne a meno VIMP elenca anche quelli, e non mancano quelli etnici di tutto il mondo, né l’ubiquo fast food americano. Ci tengo però a citare qualche posto economicamente abbordabile e con vasta scelta: si tratta di catene e pertanto credo non siano nominate in VIMP.

*Čili (pica, Kaimas…) – propone cucina lituana e non, insalate, crèpes, dolci, anche con consegna a domicilio. Sconsiglio solo la pizza che ricorda la nostra nella versione surgelata del discount, a meno che non siate patiti di sugo all’aglio e altre stramberie. Lo stesso franchise ha anche cinese e giapponese.  Un’occhiata ai menu: 12

*Double Coffee – bei posti, soprattutto per un dolcetto ed una bevanda calda, ma perfetto anche a pranzo e cena, e un menu che cambia stagionalmente (qui quello lettone, comunque abbastanza simile).

*Wok to walk – lo sfizio dell’esotico a orari improbabili, con il menu più semplice del mondo.

Fatevi consigliare anche dai locali: potranno indicarvi posti non presenti sulle guide dove mangiare spendendo poco se non avete troppe pretese (ad es., la mensa universitaria nell’istituto d’arte, edificio a sinistra della chiesa di S.Anna, imperdibile se non avete altra occasione di assaggiare la cucina casalinga in città).

Dove stare: Vilnius è piena di alberghi e b&b, ma cercando su Internet dovreste trovare agilmente anche indirizzi di appartamenti da affittare per una breve vacanza.

Fare la spesa: in base alle vostre abitudini, potete scegliere fra super e ipermercati, mercatini e negozi al dettaglio. Le catene Maxima, Rimi, Iki si trovano anche nel centro storico, con tanto di carta fedeltà e premi da richiedere se vi fermate a lungo.

Partire informati: se masticate l’inglese date un’occhiata a Vilnews e al The Lithuania Tribune per le ultime notizie. Trovate qui un’altra guida di Vilnius in italiano e qui tutta la città strada per strada. Qui le mie foto.

    Continuerò ad aggiornare questa guida nei prossimi mesi, nel frattempo, se avete domande, ponetele pure nei commenti.
      Aggiornamento luglio 2012:

qui

    c’è un sito con l’elenco delle strade del centro storico e gli screenshot dei vari edifici.
    Aggiornamento novembre 2014:

sul NatGeo

    c’è un’interessante articolo scritto da una locale, che a sua volta mi ha fatto scoprire il sito “Spotted by Locals: Vilnius”, che fornisce consigli certamente più aggiornati dei miei!

In attesa di scrivere qualcosa sulla mia esperienza nella Capitale Europea della Cultura lo scorso anno, avrei voluto lasciare il link all’unico indirizzo funzionante del sito ufficiale di Vilnius 2009, ma sembra che anche quello non funzioni più. Spero quanto prima di recuperarne un altro o di pubblicare finalmente un mio resoconto.

*UPDATE – 26 marzo 2011: sto scrivendo il post su Vilnius, pubblicazione a breve.
*UPDATE – 27 giugno 2011: lascio il link all’ultima versione archiviata del sito ufficiale dell’evento (sezione in inglese, 2010), da cui si può accedere anche alle precedenti.

My Riga

giugno 19, 2009

Serie di post su luoghi nel Baltico visitati nella primavera del 2009, durante un progetto Leonardo. La scrittura non è granché; ho solo cercato di coniugare i ricordi che volevo trattenere e delle indicazioni utili per chi si recasse in questi posti.

Riga

Partiamo dall’ovvio: Riga merita la sua brava inclusione nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO, quindi se pianificate una visita cercate di dedicarle almeno 3 giorni. Il vento sul Baltico sa essere tagliente anche in primavera: un momento buono per arrivare potrebbe comunque essere a maggio, e se riuscite a includervi il 4 (giorno della dichiarazione d’indipendenza lettone dalla Russia, 1990) e il 9 (giorno della vittoria sovietica sui tedeschi, 1945) avrete una buona occasione per conoscere un po’ meglio le 2 anime della città.
Il cambio non è favorevolissimo: 1 Lat equivale infatti ad 1,42 Euro.

Personalmente ho provato a programmare un itinerario che toccasse i principali punti di interesse della città. Per fare lo stesso potete affidarvi ad una guida. Online è possibile scaricare gratis il PDF del bimestrale Riga In Your Pocket – disponibile anche in versione cartacea nelle edicole lettoni – che contiene un sunto di ciò che serve per muoversi al meglio in città, elenco e descrizione dei posti più importanti da visitare, indirizzi utili di luoghi in cui mangiare, bere, divertirsi, un calendario di eventi e moltissime altre informazioni che possono far comodo.

Stessi contenuti per Riga This Week (bimestrale gratuito distribuito nei principali luoghi turistici della città), consultabile anche online, ricca come la precedente di numerosi spazi pubblicitari di _qualunque_ genere (per cui evitate di far consultare la mappa della città ai vostri bambini).

RIYP contiene in genere più suggerimenti, ed oltre a segnalare in alcuni casi il modo migliore per raggiungere determinati posti, specifica eventuali orari di apertura e costi d’ingresso. RTW invece contiene dei buoni sconto utilizzabili in negozi e locali.

Se preferite le guide tradizionali, una più classica Lonely Planet in italiano farà al caso vostro. E’ naturalmente più dettagliata e fornisce sia più informazioni storico culturali che curiosità da viaggiatori, ma si tratta di un libretto della bellezza di 500 pagine circa, sicuramente più scomodo da portare in giro.
Sia la Lonely che RIYP propongono un itinerario a piedi che tocca la maggior parte dei must-see.

Una buona conoscenza dell’inglese è fortemente raccomandata; una città ad evidente vocazione turistica come Riga infatti vi sorprenderà quando in alcuni locali non troverete nemmeno il menu bilingue.

Vilnius è collegata a Riga tramite gli autobus Eurolines (di una certa qualità), Ecolines e altri partner. Gli orari sono disponibili su Internet, insieme a sconti e promozioni, ma bisogna fare attenzione ai giorni in cui ci sono le corse. Il prezzo di un biglietto è grossomodo 55Lt, circa 15 euro. Dimenticate invece il treno e non illudetevi sulla possibilità di raggiungere Riga al mattino presto e/o viaggiare di notte; in caso di emergenza ricordate invece che potete noleggiare un’auto oppure saltare su un aereo se è proprio questione di vita o di morte.
RyanAir fa scalo a Riga; dall’Italia oltre a Air Baltic e Czech Airlines è da poco operativa anche Wind Jet. Da novembre sarà operativa anche Star1 Airlines.

Occhio alle truffe. Riga ultimamente è diventata purtroppo nota per i raggiri ad ignari turisti, soprattutto finlandesi ma non solo, che nei casi meno eclatanti si sono visti scalare dalle carte di credito più denaro del dovuto, quando non sono stati malmenati per essersi rifiutati di pagare dette somme; una prima lista di posti da evitare è qui, comunque è sempre meglio tenere gli occhi aperti, per informarsi basta googlare Riga tourist scams.

Per evitare altri problemi, in questo caso con la legge, è bene spendere due minuti per leggere queste raccomandazioni governative in merito ad obblighi e divieti in materia di alcol, fumo, ecc.

My Riga
8/5 – venerdì
In città per le due di pomeriggio. Il mio alloggio è l’Hotel Kolonna, 7/9 Tirgonu Iela.
[Check-in, pagamento anticipato, la sorpresa della camera non ancora pronta. Altri cons della location sono l’assenza di frigo/minibar, il prezzo non propriamente adeguato ed una colazione scarsa per gli amanti del breakfast all’italiana – assenza totale di brioche, dolci e/o biscotti degni di questo nome e di qualcosa che ricordi anche solo vagamente il cioccolato.
I pro sono senza dubbio la collocazione centrale, praticamente dietro la Piazza del Duomo, traversa a sinistra di questo splendido edificio; le stanze spaziose e la presenza dell’ascensore; il deposito bagagli gratuito post check-out e la possibilità di usare la toilette a piano terra – per rinfrescarsi dopo un giro in città e ripartire senza arrivare in camera; il porta-asciugamani riscaldato poi è senz’altro una piacevole coccola.]

Se non si ha troppa voglia di arrabbattarsi per il pranzo, a pochi metri c’è il primo Double Coffee. [La catena baltica propone sia piatti salati che dolci, il cibo è gustoso, la presentazione ottima come il rapporto qualità-prezzo. Hanno solo 2 qualità di birra tra cui scegliere, ma anche un espresso italiano decente. Tra i tantissimi piatti; pancakes di cagliata con panna acida, pancakes di patate con tonno, torta ai tre cioccolati.]

Un periodo simile offre la possibilità di girare con più ore di luce a disposizione, fisico permettendo. Per trascorrere il resto della giornata in un modo tranquilllo che consenta di conservare energie anche per i giorni a seguire, si può gironzolare un po’ senza meta nella Città Vecchia.

A poca distanza dal Double Coffee si raggiunge la Piazza del Municipio per ammirare l’edificio omonimo, la statua di Rolando, la Casa delle Teste Nere e, passando per il Museo dell’Occupazione, il Monumento ai Fucilieri Lettoni nella piazza omonima. Una volta lì si può raggiungere il Ponte Akmens per una prima occhiata alla Daugava.

Nel tardo pomeriggio si può tornare su Kalku iela e intraprendere un percorso che porta alle sponde del Canale della Città e alla fascia di parchi e giardini che attraversa Riga. Romantico e defatigante. Sulla via del ritorno, passando da Zirgu iela, spunteranno la Casa del Gatto e gli edifici della Piccola e della Grande Gilda; se si è fortunati da trovare qualche sala illuminata si apprezzeranno molto di più le vetrate, dall’esterno.

Si cena difronte all’albergo, Alus Seta – catena Lido. [Pittoresco, cucina lettone, birra della casa, prezzi ragionevoli. C’è una certa scelta di insalate componibili a piacere, di piatti di carne e di accompagnamenti, salse e patate.]

Per il dopocena, nella Piazza del Duomo c’è un’interessante mostra fotografica di scatti di vita lettone del 1987 e altri di 20 anni dopo.

9/5 – sabato

Mettiamo che non sia proprio una bella giornata e sia meglio restarsene al coperto, almeno inizialmente. Prima tappa dunque ai 5 capannoni (ex hangar per Zeppelin) del Mercato Centrale, vicino alla stazione di bus e treni. Carne, pesce, frutta e verdura, latte e derivati, panificati e specialità baltiche; non si troverà quasi altro ma è interessante immergersi in questi affollati padiglioni multicolori. Astenersi solo se si è maniaci dell’ordine e della pulizia ed insofferenti agli odori forti.
Se la pioggia continua a disturbare, è il momento di visitare il Museo dell’Occupazione e vedere come se la passavano i lettoni quando i russi, poi i tedeschi, ed infine ancora i russi comandavano qui. L’ingresso è gratuito ma un’offerta è inevitabile, magari potreste noleggiare un’audioguida (2 lats) così da avere informazioni nella vostra lingua.  Se pensate che genocidio significhi solo Shoah, vi siete persi una buona fetta di storia. Il museo dà una certa idea di quello che hanno passato qui fino a non troppi anni fa. Per la II parte della mostra, quando iniziano le vetrine prive di descrizioni, ci si può munire dei raccoglitori neri messi a disposizione che spiegheranno minuziosamente quello che si andrà a vedere, in molte lingue ma non in italiano. Due ore potrebbero essere a malapena sufficienti per vedere tutto, tenetene conto.

Se schiarisce, meglio approfittarne per visitare S.Pietro, ma soprattutto per salire sul campanile e ammirare la città dall’alto.

Per mezzogiorno però è meglio tenersi liberi: al Duomo c’è il Piccolo Concerto d’organo, gratuito. Dura venti minuti e dovrebbe servire da “trailer” alla pletora di concerti a pagamento che si tengono quasi ogni giorno a Riga e che sono ritenuti imperdibili nei tour organizzati – l’organo è uno dei più grandi al mondo.

Pranzo da Pelmeni XL per assaggiare questi “ravioli” russi; [li si può mixare, quindi assaggiare sia quelli alla carne, che quelli vegetariani o al formaggio. Purtroppo le salse di condimento non hanno niente a che vedere con un sugo per pasta].

Già dal primo pomeriggio si noterà un flusso ininterrotto di persone che attraversano l’Akmens con dei fiori in mano. Sono tutti diretti al Monumento della Vittoria Sovietica che ospita le celebrazioni del 9 maggio 1945. Incomprensibile per la sottoscritta, ma altamente indicativo dei livelli di democrazia raggiunti da queste parti?, come possano i russi festeggiare una data che per loro incarna solo l’orgoglio nazionale, ma che segna contemporaneamente l’inizio dell’ennesima oppressione per il popolo che li ospita (non che _tutti_ i russi ci siano arrivati di loro spontanea volontà in Lettonia, all’epoca).

Comunque ci si trova davanti a migliaia di persone sotto un palco su cui si alternano discorsi, canti e balli tradizionali. Un tappeto di fiori separa la folla dal monumento e da altra gente festante.
Non è infrequente incontrare i reduci con le medaglie al petto, fermati e ringraziati da chiunque, talora bloccati per una foto-ricordo.

Per chi come me non capisce un accidenti di russo giunge il momento di lasciare il posto per recarsi dall’altra parte della città e vedere finalmente le strade più ricche di esempi dell’Art Nouveau; rotta su Elizabetes e Alberta iela. Dopo aver trascorso il pomeriggio con il naso all’insù in questa area della città si può ritornare all’albergo, magari con una leggera deviazione sulla Chiesa del Santo Salvatore; potreste assistere ad un concerto gratuito, io ho sentito quello del coro di una banca locale.

Cena ancora da Double Coffee; [zuppa lettone di polpettine e verdure, torta francese con salsa di amarene].

10/5 – domenica

Il terzo giorno si chiude il cerchio dei must. Nell’ordine: la statua di S.Cristoforo, il Castello, la Porta Svedese e le mura, i 3 Fratelli, la Torre delle Polveri, il Palazzo della Borsa.

Deviazione per il Monumento alla Libertà dove ogni ora (9-18, ma solo se c’è bel tempo…) si assiste al cambio della guardia. In caso non si sappia quanto manchi al prossimo, lo si può agevolmente scoprire sull’orologio Laima che dista pochi passi.

Ora c’è tutto il tempo per vedere S. Giovanni, la facciata dell’ex-Chiesa di S.Giorgio e per visitare come si deve il Duomo e l’annesso Chiostro. Le mostre che ospitano, come se non bastasse il resto, catturano l’attenzione per un bel po’.

Un giro in barca sulla Daugava è un’attrazione decisamente turistica, ma dato il prezzo abbordabile, 3 lats per un’ora, rappresenta comunque un modo piacevole per salutare la città in una bella giornata di sole, per quanto la vista non sia poi così spettacolare.

Prima di lasciare Riga, altra capatina da Alus Seta: [petto di pollo al sesamo e patatine novelle con salsa ai funghi, cagliata su crostini all’aglio].

Un paio di altre attrazioni non citate, per lasciarvi il piacere di scoprirle da voi:
*la chiesa di S. Giacomo;
*Pie Kristapa su Janu iela;
*il coloratissimo sottopasso della stazione.

Seguiranno report su altre località del Baltico